CRONACHE DAL TUSCOLO: Alta salva

Ci sono alcuni giorni nella vita in cui percepisci che andrà tutto bene semplicemente osservando piccoli dettagli, insignificanti incastri che combaciano perfettamente fra di loro, in armonia con il resto del mondo. Giorni in cui senti di dover solo lasciarti trasportare dai binari della vita per arrivare a destinazione.


Poi ci sono quei giorni in cui il furgone ti lascia per strada fra Frascati e Zagarolo, devi trascinarti fino all'officina più vicina e mandare in malora tutti i programmi per la giornata e per i successivi impegni settimanali.


È così che ti ritrovi a dover salire su al Tuscolo in quattro con tre macchine, cercando di riempirle in ogni modo possibile per sopperire alla mancanza del furgone. E ti rendi conto di quanto sia dannatamente grosso quel furgone rispetto alle normali macchine. Eppure ce l'hai sempre avuto lì a portata di mano, bastava prendere le misure a occhio per capirlo. Ma niente, una parte di te ci crede davvero, e allora finisci a caricare dei tavoli di legno in una macchina normale e vai su al Tuscolo con due panche di traverso al posto del passeggero.


Su al Tuscolo la situazione è tranquilla dopo il weekend di fuoco del 1° Maggio, come non fosse successo nulla. D'altronde il Tuscolo è lì da millenni, ha resistito a una guerra contro i Romani e di certo non si spaventa di fronte a qualche centinaio di grigliatori domenicali.


Dopo aver sistemato il sistemabile e accolto i pochi avventori che hanno deciso di sfidare il tempo instabile e lo spettro della nube tossica*, troviamo un pallone nascosto in una delle macchine. È uno di quei palloni da spiaggia, leggeri e scomodi, morbidi se li hai appena comprati ma duri come sassi appena gli effetti dell'abbandono sotto al sedile posteriore lo sgonfiano quanto basta per fargli perdere qualsiasi proprietà elastica.


Metti tre ragazzi da soli in un prato, una bella giornata, un pizzico di noia e due sedie. Aggiungi un pallone, anche se mezzo sgonfio, e scatterà immediatamente la Tedesca selvaggia vecchio stile. Si parte da 25 per il portiere, 20 per gli altri due. Si finisce due ore dopo, stanchi come al traguardo di una maratona, sudati e puzzolenti al punto giusto per non risultare vicendevolmente sgradevoli.
La morale della storia è che Diuman ha i piedi quadrati e noi non abbiamo più il fisico neanche per lanciare i coriandoli senza farci venire il fiatone.


Il resto della giornata trascorre senza grandi patemi, cercando di riprendere fiato fra un caffè e l'altro. Qualcuno tira fuori un libro e cerca stoicamente di studiare per un esame che forse non darà mai, mentre dalle casse a batteria del bar parte il suono di una radio che trasmette musica latinoamericana. Qualcuno balla in piedi sui tavoli, una coppia di stranieri cerca di capire cosa siano le “coppiette**” prima di decidere di mangiare del semplice pane e prosciutto, un neonato nel passeggino ci osserva incuriosito e quando avrà la consapevolezza di poter comunicare ciò che stava pensando in quel momento probabilmente non ne avrà più memoria. E allora è tutto inutile, pensiamo. È tutta un'illusione.


Meglio farsi un'altra partita a Tedesca e non pensarci, prima che sopraggiunga un'inevitabile crisi esistenziale.




*nube tossica, ovvero la nube generata dall'incendio nello stabilimento di Pomezia.


**le coppiette sono un prodotto storico del Lazio, diffuso come pasto rapido dei lavoratori e come pasto da taverna. Oggi si utilizzano prevalentemente tagli di suino o bovino, ma nelle osterie romane era fatta con piccole strisce di carne di cavallo essiccate, utili soprattutto per incrementare la sete degli avventori.


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