CRONACHE DAL TUSCOLO: Full Metal Pasqua

È tardi, sono stanco.

Arrivo con mezz'ora di ritardo, mi scuso. Il mio collega ancora non c'è ma apparirà magicamente, lo so. È Pasqua dopo tutto, sembra che oggi la gente appaia per tradizione.

Furgone carico, il solito. Ansia domenicale: preso tutto? Il solito.


Dopo un avvio incerto, arriva l'apparizione che mi ero promesso: John. Inizio a respirare un'aria di salvezza che rende giustizia al calendario.

Arrivati. La folla davanti al cancello si palesa come una scena horror. L'alba dei morti viventi. Perfetto.

Il successivo lasso di tempo viene descritto in panche e tavoli. Non è un'area picnic, non è Pasqua. È il Vietnam.

Controllo in staffetta fra ingresso e bar, lo scenario cambia di continuo, sole a picco, gli sguardi infuocati che lanciamo a chi parcheggia male ricordano i migliori Spaghetti Western. Al bar invece John si rivela la sorpresa nel nostro uovo. Va alla grande, gestisce la folla con eleganza e brio. Caffè, succo di frutta, bibite fresche. Ci sono anche le uova di cioccolato e lui è il nostro Willy Wonka.

Giro di boa, il pranzo è servito. La folla mangia e il ritmo si allenta. Forse troppo. La situazione sembra in discesa, ma la vera difficoltà adesso è resistere al più potente dei virus: l'abbiocco.

Nessun problema, se noi non siamo abbastanza risoluti ci pensano i nostri ospiti, ed ecco che il pomeriggio si trasforma in un tributo ai Gogol Bordello. Addio siesta, si tira dritto fino a chiusura, accompagnati da sonorità che farebbero invidia al ballerino cosacco di Tetris.

Quando stiamo per andar via, il futuro prossimo acquisisce toni post-apocalittici: domani è Pasquetta e con questi occhi vedremo cose che voi umani non osate neanche immaginare.


INTERVALLO


Si torna in sala, la proiezione riparte.

Partiamo da un presupposto: nella mia famiglia la Pasquetta non s'è mai festeggiata. Intendiamoci, riconoscevamo il fatto che il lunedì dopo Pasqua non si andava a scuola, ma non abbiamo mai passato la giornata in giro a fare gite o picnic.

La mia prima Pasquetta a casa di amici la feci al primo anno di liceo. Con molto garbo mi presentai nel pomeriggio dopo pranzo. Senza senso.

Forse non è un caso che la mia sveglia abbia deciso di spegnersi proprio la notte fra domenica e lunedì. Certo, era da circa un anno che la spia lampeggiava per avvisarmi delle batterie quasi scariche, ma avevo sempre bellamente ignorato quel segnale.

Apro gli occhi alle 9 in punto. In ritardo di un'ora rispetto all'appuntamento prestabilito.

Mi insulto da solo, mi alzo, mi vesto ed esco.

Non mi vanto particolarmente della velocità con cui ho percorso in macchina la strada che sale verso il Tuscolo.

Al mio arrivo c'è già un assurdo assembramento di persone in attesa di entrare. M'infilo fra loro, svicolo, nicchio, entro e mi prendo i giusti rimproveri. Pronti, via.

Giorno nuovo, stessa solfa.

È bello il Tuscolo quando c'è il sole. Ti spinge a vivere appieno ogni momento con surreale allegria.

Ed è così che dopo una mattinata passata a scaricare e spostare tavoli e panche sotto al sole, il dopo pranzo si trasforma in una festa improvvisata.

Come per inconsapevole contagio siamo pervasi da un esuberante desiderio di abbandonarsi alla voluttà. Un ukulele verde attraversa il bar come una piccola mongolfiera-carillon guidata da un uomo gentile dal soprannome misterioso, occhi grandi e la voglia di cantare vecchie canzoni senza le inibizioni sociali che la sua età imporrebbe in un altro contesto.

Atterra con dolcezza davanti alla finestra del bar. Alle sue spalle va creandosi una piccola congrega di ascoltatori in estatica adorazione mista a più semplici richiedenti caffè. Spesso le due entità si mescolano, mantenendo però sempre una schiacciante maggioranza dei secondi, ignari di quanto accade a pochi metri da loro, nel retro della casetta del bar.

Io non credo di aver mai visto un uomo fare così tanti caffè in un così breve lasso di tempo. E ancora rimane un mistero per me comprendere come facesse John a svuotare e ricaricare la macchinetta del caffè senza ustionarsi le mani.

Ho smesso molto tempo fa di cercare risposte ai miei “Perché” riguardo a John. Il mio percorso di comprensione è fatto ormai da certezze dogmatiche: non mangiare la neve gialla, non accettare caramelle dagli sconosciuti, non farti domande su John.

Il resto è tutto un dolce lasciarsi trascinare dagli eventi.


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