CRONACHE DAL TUSCOLO: Un pranzo inaspettato

Domenica mattina c'era il sole ed era una giornata perfetta per andare al Tuscolo. Magari con calma, in tarda mattinata dopo aver fatto colazione e preso tutto il necessario per un ottimo picnic primaverile.

Perfetta anche per noi, che ci siamo svegliati alle 7, appuntamento a Frascati alle 8.30, neanche il tempo di mangiare qualcosa e via a caricare tavoli, panche, sedie, e tutto il necessario. Si parte, anche un po' in ritardo forse.


“Ci fermiamo a comprare qualcosa per pranzo?”

È la domanda retorica che ci facciamo fra di noi ogni domenica mattina mentre saliamo sul furgone dopo averlo caricato di qualsiasi cosa ci sembrasse anche vagamente utile.

Ora, di solito la reazione del guidatore a questa domanda consiste nell'accostare al posto più vicino in cui comprare del pane, prosciutto o mortadella, magari anche una ciambella quando ci sentiamo più in vena.


“Non c'è tempo”.

Secco, lapidario, il guidatore tira dritto, imbocca la strada del Tuscolo con quella che a noi sembra una fretta forse anche un po' eccessiva, ripetendoci come un mantra le istruzioni per quando saremo su.

Sembra una scena di uno di quei film d'azione americani. Se non fosse che il tachimetro del furgone segna al massimo i 30 km/h e non ci sono spie nemiche a inseguirci.

Arriviamo e c'è già qualche irriducibile che ci aspetta all'esterno in fremente attesa dell'apertura dei cancelli, alle 10 in punto.


Via.

Entra, scarica, apri, sposta i tavoli, sistema le panche, fai il caffè, pulisci, e poi se ti avanza tempo cerca di evitare di crollare per terra. O almeno fallo vicino al secchione dell'indifferenziato, così ci risparmi il lavoro.

Saranno state le 13, ed erano più o meno tre ore che me ne stavo là in piedi, all'ingresso ad accogliere tutti i visitatori, carichi di ogni genere alimentare rintracciabile nel raggio di chilometri.

“Prego, venga, può chiedere ai ragazzi laggiù, sì questo è libero, no guardi non può entrare con la macchina, eh perché no, prego venga, sì, ma no, mi scusi, non si preoccupi, certo, il bagno è da quella parte”.


Forse mi hanno visto mentre mi accasciavo sul tavolo cercando un aiuto per reggermi in piedi. Fatto sta che da un tavolo si alzano a portarmi un piatto di pasta, da un altro mi arriva un pesce alla brace con del pane fresco. Pochi minuti dopo un altro tavolo mi invita a prendere tutta la carne che riesco a far entrare in un piatto.

E poi crostate, salsicce, bruschette. Spesso anche in quest'ordine, ma non andiamo troppo per il sottile.


Non so chi voi siate e voi non sapete chi io sia. Anche per questo, grazie.



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